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La Holding Estera: facciamo il punto

L’uso delle Holding Estere nei Processi di Internazionalizzazione

L’uso delle holding estere nei processi di internazionalizzazione e di finanza straordinaria può rendersi opportuno per vari motivi di carattere sia strategico, che finanziario e societario.

Certamente, l’utilizzo di una holding estera deve essere ponderato sotto il profilo fiscale in quanto se tale scelta dovesse esser determinata in maniera prevalente da motivazioni di natura tributaria, potrebbe esser contestata dall’Amministrazione finanziaria che potrebbe disconoscerne gli effetti.

Il contesto internazionale tra BEPS e ATAD (Direttiva UE 2016/1164): il ritorno delle Ritenute alla Fonte?

Appare evidente la volontà da parte dell’OCSE e dei governi nazionali – già a partire dal 2015 (BEPS Action 6) – di contrastare non solo l’utilizzo di holding estere che non abbiano determinati requisiti di sostanza (uffici propri, personale alle proprie dipendenze, etc) ma anche di attrarre una parte dei redditi conseguiti dai gruppi internazionali all’interno delle giurisdizioni ove tali redditi in via presuntiva sono generati (cd. Minimum tax al 15%).

In particolare, la direttiva EU ATAD 3 intende colpire le società europee che fungono da holding (intermedie e non) senza rispettare determinati requisiti di sostanza, consistenti nel numero dei dipendenti, uffici, funzioni e rischi assunti. Pur non riportando casistiche concrete, le società holding con redditi prevalentemente passive sembrano essere il principale obiettivo della predetta Direttiva.

La costituzione e la gestione di società holding devono pertanto confrontarsi con le nuove linee strategiche delineate da ATAD 3: pertanto, la scelta della giurisdizione (e dei relativi vantaggi previsti dalla normativa domestica) della holding assume un valore sempre più centrale, dal momento che in futuro si potrà fare sempre meno affidamento sulle direttive comunitarie e sui trattati contro le doppie imposizioni, che sono oggetto di un’interpretazione sempre più restrittiva da parte delle Amministrazioni fiscali dei vari Paesi.

Di particolare interesse, nonostante la sua uscita dall'Unione Europea dopo il Brexit, resta la scelta del Regno Unito.

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