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Il 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la legge n. 186/2014 sulla voluntary disclosure.

COS’E’ LA VOLUNTARY DISCLOSURE

La voluntary è una modalità per regolarizzare beni nascosti al Fisco. Non si tratta di un condono, perché le tasse si pagheranno tutte, laddove non siano prescritte (normalmente le tasse si prescrivono in 5 anni, a meno che non siano stati commessi reati tributari o si sia "basati" in Paesi black list: in questi casi la prescrizione raddoppia a 10 anni). E non lo è anche perché, a differenza dei tre scudi del decennio scorso, il candidato all'emersione deve presentarsi con nome, cognome e con tutta la documentazione genuina degli investimenti esteri (e interni). Se mente, c'è un nuovo reato specifico (da 18 mesi a 6 anni, più la revoca di tutti i benefici fiscali).

 

PERCHE' ADERIRE

Perché questa è l'ultima chiamata per rientrare nella legalità. Con l’entrata in vigore della voluntary disclosure è giunto il momento delle scelte. Che in molti casi devono considerarsi sostanzialmente obbligate, visto il mutamento del quadro internazionale, che renderà le disponibilità riservate all’estero sempre più distanti e sempre meno disponibili.

Oggi, infatti, lo scenario è radicalmente cambiato. Chi detiene attività all’estero non dichiarate che superino le soglie di rilevanza penale può essere imputato oltre che del reato tributario anche di autoriciclaggio e così chiunque, a titolo di concorso, lo abbia aiutato a compiere tale reato. Si tratta di due aspetti importanti rafforzati dal messaggio di fondo che questa nuova prospettiva di collaborazione finisce per trasmettere.

Infatti, non poteva esserci viatico più favorevole per la voluntary disclosure, diventata legge il 4/12/14, che la quasi contestuale approvazione da parte dell’Ecofin il 9/12/14 della direttiva sullo scambio automatico di informazioni allargato. La voluntary rispetto agli scudi degli anni scorsi è molto più costosa, non offre coperture di anonimato e così di seguito: allora perché accettare di fare oggi quello che (in molti casi) non si è voluto fare ieri a costi minori? La questione è proprio che il segreto bancario si è molto indebolito: la possibilità che le attività all’estero emergano anche senza che il possessore si dia cura di farle conoscere al Fisco sono molto più concrete.

Ai progressi in materia di trasparenza e collaborazione internazionale tra Stati si aggiunge il mutato atteggiamento di tutti i maggiori istituti finanziari tradizionalmente vocati al mondo private, che già da alcuni anni mostrano di respingere i clienti che non possono dichiararsi pienamente adempienti in materia fiscale, in primis nei confronti del proprio Paese di provenienza.

Con tale scenario è quindi evidente come la scelta di non aderire alla voluntary disclosure rappresenti una soluzione estrema, destinata ad allontanare gli interessati dalle disponibilità che sceglieranno di mantenere occultate all’estero.

 

CHI LA PUO’ FARE: la collaborazione volontaria può essere fatta da chiunque detenga patrimoni non dichiarati al Fisco, non necessariamente all’estero. La regolarizzazione riguarda conti correnti, polizze assicurative, trust, fondi comuni, deposito di metalli preziosi, partecipazioni, beni immobili, beni mobili registrati (per esempio natanti). Tali beni possono essere detenuti anche attraverso strutture “interposte” o “estero vestite”. Possono avvalersi della procedura di collaborazione volontaria per sanare le violazioni degli obblighi di dichiarazione commesse fino al 30 settembre 2014 anche contribuenti diversi da quelli sottoposti al monitoraggio fiscale. La formulazione della legge estende, infatti, alle società di capitali la procedura.

 

TASSE E SANZIONI: il costo in termini di sanzioni e interessi della procedura di collaborazione volontaria varia soprattutto in funzione dello Stato in cui le attività sono state detenute nei periodi accertabili, potendosi trattare di Stati black list, compresi nelle liste di cui ai Dm 4 maggio 1999 o 21 novembre 2001, o di Stati non compresi nelle liste. Nell’ambito degli Stati black list, si deve ulteriormente distinguere quelli che hanno firmato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge un accordo con l’Italia che garantisca un adeguato scambio di informazioni a partire dalla firma dell’accordo stesso.

Black list senza accordo

I periodi contestabili vanno dal 2004 al 2013. Le sanzioni minime per il quadro RW sono: 5% dei valori non dichiarati, dal 2004 al 2007; 6% dal 2008 al 2013. In base all’articolo 5 quinquies , comma 4, del Dl 167/90, se l’interessato rimpatria, anche attraverso il rimpatrio giuridico, le attività all’estero o le trasferisce in uno Stato Ue o See white list, la sanzione minima è ridotta al 50%. Un altro modo per ottenere l’abbattimento delle sanzioni per il quadro RW al 50%, pur mantenendo le attività in un Paese black list, è di rilasciare all’intermediario locale una autorizzazione (da questo controfirmata) a trasmettere, su richiesta, informazioni al Fisco italiano (è peraltro improbabile che gli intermediari black list firmino tale autorizzazione). Negli altri casi la procedura di collaborazione volontaria comporta una riduzione delle sanzioni per il quadro RW del 25%; in caso di adesione all’atto di contestazione, la sanzione come sopra determinata viene ulteriormente ridotta a un terzo (articolo 16 del Dlgs 472/97).

Per quanto riguarda i redditi, i periodi accertabili vanno dal 2006 (2004 in caso di omessa dichiarazione) al 2013. La sanzione minima è del 100%. Per i redditi prodotti all’estero è aumentata di un terzo fino al 2007 e diventa dal 2008 del 200% (circolare 11/E del 2010). Se vi è stata omissione della dichiarazione, la sanzione minima è del 120%. Per i redditi prodotti all’estero è aumentata di un terzo fino al 2007 (160%) e raddoppia dal 2008 (240%). La sanzione così determinata viene ridotta, in caso di collaborazione volontaria, del 25% (articolo 5 quinquies, comma 4 del Dl 167/90) e poi, in caso di adesione all’invito al contraddittorio, ulteriormente ridotta a un sesto (articolo 5, comma 1 bis del Dlgs 218/97).

Black list con accordo

Quadro RW: la sanzione minima è del 3% per tutti gli anni accertabili (dal 2009 al 2013) e non del 5% fino al 2007 e 6% dal 2008. La procedura di collaborazione volontaria consente di ridurre la sanzione minima del 50%. In caso di adesione all’atto di contestazione, la sanzione come sopra determinata viene ridotta a un terzo.

Per quanto riguarda i redditi, i periodi accertabili vanno dal 2010 (2009 in caso di omessa dichiarazione) al 2013. La sanzione minima è del 100% aumentata di un terzo. La sanzione così determinata viene ridotta, in caso di collaborazione volontaria, del 25% (articolo 5 quinquies, comma 4 del Dl 167/90) e poi, in caso di adesione all’invito al contraddittorio, ulteriormente ridotta a un sesto (articolo 5, comma 1 bis del Dlgs 218/97).

Paesi non black list

Per il quadro RW i periodi contestabili vanno dal 2009 al 2013. Le sanzioni minime sono del 3% per tutti gli anni considerati. La procedura di collaborazione volontaria consente di ridurre la sanzione minima del 50%. In caso di adesione all’atto di contestazione, la sanzione come sopra determinata viene ridotta a un terzo.

Quanto ai redditi, invece, i periodi accertabili vanno dal 2010 (2009 in caso di omessa dichiarazione) al 2013. La sanzione minima è del 100% (120% in caso di dichiarazione omessa). Per i redditi prodotti all’estero è aumentata di un terzo. La sanzione così determinata viene ridotta, in caso di collaborazione volontaria, del 25% e poi, in caso di adesione all’invito al contraddittorio, ulteriormente ridotta a un sesto.

 

ENTRO QUANDO: il candidato all’emersione potrà chiedere di aderire al programma di “compliance” fiscale – cioè trasparenza totale – fino al 30 settembre 2015 per fatti commessi fino al 30 settembre 2014 (omessa dichiarazione fiscale). Non può però beneficiare di alcuno sconto né beneficio se ha già ricevuto un atto di inizio indagine (anche amministrativa), da parte della Gdf o dell’agenzia delle Entrate (peraltro, la rimozione della causa ostativa, pagando il dovuto, può consentire di accedere alla voluntary disclosure: ad esempio, laddove sia stato notificato un avviso di accertamento relativo all’anno 2012 e si decida di pagare quanto richiesto nell’atto, immediatamente dopo si potrà accedere alla procedura di collaborazione volontaria per altre annualità). La presentazione dell’istanza richiede nella maggior parte dei casi calcoli complessi e un confronto con l’Agenzia delle Entrate: una procedura complessa che non si potrà improvvisare all’ultimo momento. Meglio pensarci per tempo.

IMMUNITA’ PENALE: aderendo all’emersione volontaria il contribuente non risponderà dei reati fiscali commessi (a parte le frodi fiscali gravi) e nemmeno delle omissioni sull’IVA e sui contributi non versati (che sono illeciti penali).

La copertura penale, inoltre, si estende ai reati di riciclaggio e reimpiego: viene, infatti, prevista l’esclusione della punibilità delle condotte previste dagli articoli 648 bis e 648 ter del Codice penale, commesse in relazione ai delitti tributari di cui si è detto in precedenza. Non risponderà nemmeno del nuovo reato di autoriciclaggio, introdotto con la legge 186/2014, in vigore da giovedì 1° gennaio 2015, nel Codice penale, all’articolo 648-ter 1, che invece punirà con pene aggiuntive da 1 a 4 anni e multa da 2.500 a 12.500 euro (ipotesi lievi: omessa dichiarazione, dichiarazione infedele, eccetera) o da 2 a 8 anni e multa da 5.000 a 25.000 euro (dichiarazione fraudolenta – con o senza fatture false – emissione di false fatture e sottrazione fraudolenta aggravata)  chi si “autolava” i proventi dell’evasione fiscale.

Fino a oggi, infatti, chi "lavava" in proprio i proventi del reato commesso (in questo caso si tratta di evasione fiscale) non poteva essere punito. Con la previsione del nuovo delitto di autoriciclaggio, invece, i reati tributari potranno costituire i delitti fonte per la commissione del nuovo delitto.

In base alla nuova norma, commette autoriciclaggio chiunque, dopo aver commesso un delitto non colposo da cui derivano denari, beni o altre utilità, provvede al loro impiego, sostituzione, trasferimento in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa. Potrà, dunque, essere chiamato a rispondere di auto riciclaggio – a differenza di quanto accade per le fattispecie di riciclaggio e reimpiego, le quali sanzionano non chi ha commesso il delitto da cui derivano i proventi illeciti, ma chi solamente li reimpiega, occulta, eccetera – anche chi ha commesso il reato “presupposto”. Soprattutto i reati tributari potranno costituire i delitti fonte per la commissione del nuovo illecito.  Dinanzi a  reati tributari la possibilità (anche involontaria) di commettere il nuovo delitto è elevata: verosimilmente chi evade cerca poi di occultare o reimpiegare il denaro oggetto dell’evasione. In molte ipotesi, con la semplice condotta illecita integrante il reato tributario, di fatto, si potrebbe consumare anche l’autoriciclaggio.

A CHI RIVOLGERSI

La nostra società è in grado di fornire, sia direttamente che tramite strutture societarie e professionali a essa collegate, tutta l'assistenza necessaria al corretto espletamento di quanto necessario per aderire alla voluntary disclosure.

Laddove lo si desideri, infatti, Europa Trust può :

- intestarsi o anche solo amministrare fiduciariamente valori all'estero per conto della propria clientela, rendendo in tal modo possibile il "rimpatrio giuridico" di tali valori, che consente di usufruire, in caso di Paesi black list, di una riduzione delle sanzioni e di una riduzione dei periodi accertabili;

 - sviluppare, tramite una struttura ubicata all'estero, i conteggi necessari a calcolare le imposte dovute a seguito dell'emersione dei valori da regolarizzare;

- assistere i propri clienti nella presentazione e nella definizione della relativa pratica presso i competenti uffici dell'Amministrazione finanziaria.  

In tal modo,  il cliente potrà decidere se usufruire solo di taluno dei nostri servizi come sopra specificati, oppure se farsi assistere completamente per l'intera procedura necessaria al perfezionamento della pratica di emersione.